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Lo sviluppo dell’approvvigionamento energetico in Svizzera dal 1800 – Parte 3

Il percorso verso l’uso civile dell’energia nucleare

Autore: Giulia Ferraro


Nell’ultimo post del blog abbiamo visto che il governo federale e le compagnie elettriche avevano puntato sull’energia nucleare, con cui la Svizzera intendeva affrancarsi dalle fonti energetiche fossili e dalla dipendenza dall’estero. Ma il primo sfruttamento dell’energia nucleare risale a tempi più remoti.

L’uso civile dell’energia nucleare

L’energia nucleare era stata utilizzata già all’inizio del XX secolo, ma come arma da guerra. Il suo potenziale distruttivo è stato dimostrato a tutti da due eventi, con lo sgancio delle due bombe atomiche da parte degli americani su Hiroshima e Nagasaki, nel 1945. Come è prevedibile dopo una simile catastrofe, le opinioni della popolazione sull’energia nucleare si sono divise. Da una parte c’era la paura di una guerra nucleare. D’altra parte, si sperava in un possibile uso civile e quindi in una soluzione per l’approvvigionamento energetico. Nel 1955 si svolse la Conferenza sull’utilizzo pacifico dell’energia atomica. Nel 1956 il governo federale firmò un accordo di ricerca con gli Stati Uniti, che consentì di acquistare un reattore e un combustibile nucleare a basso costo negli Stati Uniti. Da quel momento in poi, in Svizzera sono state condotte numerose ricerche nel campo della fissione e dell’energia nucleare, sovvenzionate dal governo federale.

Una Svizzera senza materie prime

La carenza di carbone e la crisi petrolifera avevano messo già in passato la Svizzera in condizione di dipendenza dall’estero. L’energia idroelettrica e il legno non potevano fornire energia all’intero Paese. Si sperava quindi che l’energia nucleare avrebbe colmato queste lacune. Nonostante la ricerca sul nucleare, all’inizio degli anni Sessanta il consumo di elettricità in Svizzera era troppo basso per giustificare la costruzione di una centrale nucleare. Tra il 1948 e il 1973, il tasso di crescita del consumo energetico lordo era stato del 6,25%. Quando gli Stati Uniti introdussero sul mercato la prima grande centrale nucleare, nel 1963, la Svizzera ne acquistò una. Per 68 milioni di dollari fu possibile costruire la centrale, ottenere la licenza e formare il personale necessario. La NOK, l’odierna Axpo, commissionò la costruzione della centrale nucleare Beznau I e la BKW la costruzione della centrale nucleare di Mühleberg. Le due centrali entrarono in servizio tra il 1969 e il 1972. Al contempo, negli anni Settanta la quota di petrolio nel mix energetico si ridusse di circa la metà.

Un sogno infranto

Già all’inizio degli anni Settanta, dopo la costruzione delle prime centrali, si affermò un movimento contrario all’energia nucleare, un movimento di tutela dell’ambiente. Fino a quel momento erano stati soprattutto i rappresentanti del mondo delle imprese, dei partiti e delle autorità a occuparsi di politica energetica. Ora si andava affermando invece una nuova scuola di pensiero. Il movimento ambientalista si batteva per un nuovo sistema energetico sostenibile. Tuttavia, questi obiettivi e queste idee non trovarono un ampio sostegno tra la popolazione. Con l’influenza del nuovo movimento, l’energia cominciò a diventare una questione politica. Solo tra il 1979 e il 2003, in Svizzera si sono tenute 15 votazioni popolari nazionali su questioni energetiche, sette delle quali riguardavano l’energia nucleare. Pur non ottenendo la maggioranza alle urne, il movimento ambientalista ha influenzato il regime energetico. 

Già all’inizio degli anni Settanta, dopo la costruzione delle prime centrali, si affermò un movimento contrario all’energia nucleare, un movimento di tutela dell’ambiente.

La tutela dell’ambiente: un fattore per la politica energetica

Nel 1971 in Svizzera fu istituito l’Ufficio federale dell’ambiente e fu indetta una votazione popolare sull’ampliamento della Costituzione federale per includere un articolo sulla tutela dell’ambiente. Una proposta accettata con un netto 90%, in quello che è passato alla storia come l’«Anno dell’Ambiente».

Dal 1974 a oggi, gran parte delle risorse finanziarie per la ricerca energetica è stata destinata all’energia nucleare. Nel 1974, la Confederazione ha istituito la Commissione federale per la concezione globale dell’energia (GEK). A questa commissione fu affidato il compito di descrivere lo stato generale dell’approvvigionamento energetico della Svizzera, definire gli obiettivi della politica energetica e indicare le misure da adottare. Inizialmente, della commissione facevano parte solo rappresentanti dell’industria energetica. Dopo le proteste dei movimenti ambientalisti, furono coinvolti anche un rappresentante del movimento ambientalista e uno della comunità scientifica.

Gli obiettivi definiti dalla commissione prevedevano un approvvigionamento energetico adeguato e sicuro, prezzi energetici ottimali e la tutela delle persone e dell’ambiente. Le misure raccomandate consistevano nell’adozione costituzionale di un articolo sull’energia e nell’introduzione di una tassa sull’energia. Inoltre, la popolazione doveva essere informata e istruita e dovevano essere adottati strumenti di mercato, come i meccanismi dei prezzi, dovevano essere stabiliti regolamenti, andava richiesta una tassazione e dovevano essere resi disponibili sussidi per alcuni vettori energetici. Dopodiché, tra il 1974 e il 1980 gli investimenti nel settore energetico aumentarono da 37,4 milioni a 97,5 milioni. Nel 1990, con il 71% di voti favorevoli venne introdotto l’articolo costituzionale sull’energia, incentrato sull’energia nucleare e sulla questione dell’effetto serra. L’articolo autorizza inoltre la Confederazione e i Cantoni ad adoperarsi per un approvvigionamento energetico diversificato, sicuro, economico ed ecologico.

Strategie energetiche dal 1990 a oggi

Nel 1990, il Dipartimento dei trasporti e dell’energia ha lanciato il programma «Energia 2000», incentrato su misure di risparmio energetico e sull’espansione delle energie rinnovabili. Il programma, che ha ricevuto il supporto dei Cantoni, comprendeva obiettivi di riduzione dei consumi di energia, petrolio ed elettricità. Inoltre, definiva l’obiettivo di aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix elettrico al 3,5% entro l’anno 2000 e di incrementare del 5% la produzione di elettricità attraverso l’energia idroelettrica. Inoltre, i promotori volevano aumentare del 10% la produzione delle centrali nucleari esistenti.

Nel 2001, «Energia 2000» è stato sostituito da SvizzeraEnergia. Anche in questo caso sono stati definiti nuovi obiettivi da raggiungere nei dieci anni successivi, tra cui ridurre del 10% le emissioni di CO2 in Svizzera, non aumentare il consumo di energia elettrica di oltre il 5%, ridurre l’uso di combustibili fossili e quindi utilizzare maggiormente le energie rinnovabili. I primi due obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e del consumo di elettricità non sono stati raggiunti entro il 2010 come era nelle intenzioni, gli altri due sì.

Nelle proposte referendarie dagli anni Settanta al 2008, il movimento ambientalista intendeva eliminare gradualmente l’energia nucleare, mentre il governo federale espanderla. Entrambe le proposte, però, sono sempre state respinte dalla popolazione. A seguito del disastro nucleare di Fukushima, nel 2011, il Consiglio federale ha deciso nello stesso anno di eliminare gradualmente l’energia nucleare. Nel 2013, il Consiglio federale ha adottato il primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050, approvato dall’elettorato nel 2017. Le tre misure principali della strategia sono l’espansione delle energie rinnovabili, l’aumento dell’efficienza energetica e la graduale eliminazione dell’energia nucleare. Pertanto, non potranno essere costruite nuove centrali nucleari e quelle esistenti potranno continuare a funzionare solo finché saranno ritenute sicure.

Misure che comportano nuove sfide, anche per il gestore di rete Swissgrid. La rete elettrica deve essere ottimizzata, ampliata e rinnovata strategicamente. Per scoprire come agisce Swissgrid in tal senso, vi rimandiamo al prossimo post del blog.


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Giulia Ferraro

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